Per un’azienda che valuta una sponsorizzazione nel motorsport per la prima volta, il rischio più comune è scegliere d’istinto, magari per un pilota simpatico o un team con una bella vettura, lasciando in secondo piano gli elementi che poi determinano davvero il risultato della collaborazione.

Il primo è la coerenza. Vale la pena chiedersi se il pubblico che il pilota o il team raggiungono assomiglia ai clienti dell’azienda, perché per una PMI del territorio una categoria con grande seguito locale può valere più di una categoria nazionale dal pubblico generico.

Il secondo è la continuità. Un progetto con una prospettiva di almeno una stagione offre garanzie diverse rispetto a uno che rischia di fermarsi a metà per mancanza di budget, e una sponsorizzazione interrotta a stagione in corso lascia un danno d’immagine, non solo un costo perso.

Il terzo è la capacità di comunicare. Conta sapere se il pilota o il team hanno una presenza social attiva, materiali fotografici e video e qualcuno che si occupa della comunicazione, perché senza tutto questo anche il miglior risultato in pista resta invisibile a chi non era presente.

Il quarto, spesso sottovalutato, è la chiarezza degli accordi, cioè sapere cosa riceve esattamente l’azienda e chi verifica che venga rispettato durante la stagione.

Valutare questi elementi prima di firmare non significa diffidare. Significa investire in modo che il ritorno sia verificabile e che a fine anno si possa decidere con serenità se rinnovare.

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