Si usa spesso il motorsport come metafora del mondo aziendale, con il pit stop e il team al lavoro come una squadra di meccanici, quasi sempre in modo superficiale. Alcuni meccanismi della pista, però, raccontano qualcosa di davvero utile a chi gestisce un’azienda, a patto di andare oltre lo slogan.
Il primo è la gestione del rischio in tempo reale. Un pilota non elimina il rischio, lo gestisce, decidendo di continuo quanto spingere e quanto trattenere in base alle condizioni. Le aziende che governano bene l’incertezza fanno in fondo lo stesso, perché non aspettano la sicurezza assoluta per muoversi ma calibrano le decisioni sulle informazioni disponibili in quel momento.
Il secondo è la cultura dell’errore. In un team da corsa un errore, un tempo sul giro o una scelta di strategia sbagliata, viene analizzato per correggerlo la volta dopo invece di essere nascosto. È la stessa cultura che, nelle aziende, separa i team che migliorano da quelli che ripetono gli stessi sbagli.
Il terzo è la dipendenza dal lavoro di chi non si vede. Il risultato di un pilota poggia su meccanici, ingegneri e strateghi che il pubblico non nota, esattamente come il risultato di un’azienda poggia su funzioni che restano dietro le quinte.
Per le aziende che sponsorizzano un team c’è anche un valore aggiunto poco sfruttato. Portare i propri collaboratori a vedere da vicino come lavora un team da corsa può diventare un’esperienza formativa concreta, oltre che un’occasione di visibilità.