Molte aziende guardano al motorsport con interesse e poi si fermano alla prima domanda pratica, quella che riguarda cosa diventa quella spesa dal punto di vista fiscale.
La distinzione che conta davvero è quella tra spese di pubblicità e spese di rappresentanza. Una sponsorizzazione costruita come spazio pubblicitario, con il logo su una vettura, la presenza sui materiali di comunicazione e le citazioni nei contenuti social, rientra di solito tra le spese di pubblicità e gode di un trattamento fiscale più favorevole. Quando invece manca un ritorno comunicativo definito, la stessa spesa rischia di essere inquadrata in modo diverso e meno conveniente.
A fare la differenza, in concreto, è il contratto. Un accordo che descrive con chiarezza cosa riceve l’azienda, quali spazi, quali contenuti, quanta visibilità e per quanto tempo, è anche la base che permette al commercialista di inquadrare correttamente la spesa.
È qui che entra il nostro lavoro. Non ci occupiamo di fiscalità, ma costruiamo accordi di sponsorizzazione chiari, con controparti come piloti, team ed eventi che sanno cosa offrono e lo mettono per iscritto. Il resto spetta al commercialista, e un accordo confuso gli rende il lavoro più difficile invece che più semplice.
Per chi valuta una prima sponsorizzazione il consiglio resta lo stesso. Prima di parlare di importi conviene chiarire cosa si riceverà in cambio, e metterlo nero su bianco.