“Devi curare i social” è il consiglio che riceve quasi ogni pilota, a qualsiasi età e in qualsiasi categoria. Pubblicare contenuti, però, non basta a costruire un personal brand, ne è semmai una delle conseguenze.
Un personal brand è prima di tutto una risposta chiara a una domanda, cioè chi sei oltre ai tempi sul giro. Puoi essere il pilota che si concentra sul lato tecnico e spiega le scelte di assetto, quello che racconta il dietro le quinte, gli allenamenti e la preparazione, oppure quello legato a un territorio preciso di cui diventa un ambasciatore. Non esiste una risposta giusta, ma senza una risposta i contenuti social restano una sequenza di foto in tuta e podi, indistinguibile da quella di chiunque altro.
Per gli sponsor questa chiarezza ha un valore concreto. Un’azienda che vende prodotti tecnici troverà più valore in un pilota che comunica con competenza tecnica, mentre un’azienda con un pubblico locale ne troverà di più in un pilota che racconta un legame con il territorio. Il personal brand, in altre parole, è anche ciò che rende un pilota leggibile per l’azienda giusta.
Costruire questa chiarezza richiede meno tempo di quanto si creda, ma quasi sempre richiede uno sguardo esterno, perché chi vive la propria stagione dall’interno fatica a vedere cosa, della sua storia, colpisce davvero chi guarda da fuori.